
Ugo Cundari
Uscito per la prima volta 30 anni fa con Luciano editore, diventato presto best seller tradotto in diverse lingue e nel 2024 film per la regia di Goutam Ghose, La storia di Lala torna in libreria arricchito da trenta illustrazioni (Il gatto verde, pagine 128, euro 15) e si presenta oggi alle 18.30 alla libreria IoCiSto in piazzetta Aldo Masullo. L'autore è Sergio Scapagnini, napoletano del 1946. A firmare i disegni la figlia Serena, quarantadue anni.
Dopo una laurea in ingegneria chimica, Scapagnini ha cambiato vita viaggiando per lunghi periodi in India dove ha conosciuto Lala e la sua storia. «Un giorno in cui dovevo tornare in Italia dopo l'ennesimo viaggio in India, il caso ha voluto che quel volo fosse spostato al giorno successivo», ricorda lui: «La compagnia aerea mi offrì il pernottamento in un albergo sulla spiaggia di Bombay. Di sera, andai a fare una passeggiata in riva al mare e mi venne incontro un bambino emaciato, con due grosse valigie sulle spalle. Pensavo che dentro avesse la solita paccottiglia da rifilare ai turisti, ma mi sbagliavo». Quel bambino, Lala, 11 anni, si fermò per confidare la sua storia allo straniero che aveva di fronte. Come se obbedisse a un ordine superiore, parlò per ore, fino a notte fonda. Un tempo abitava felice e spensierato con il padre contadino in un villaggio, poi la sua famiglia era caduta in disgrazia ed erano stati costretti a lasciare tutto e trasferirsi nella metropoli di Bombay. Da quel giorno Lala aveva deciso di lavorare senza sosta per aiutare il padre a ricomprare la terra che aveva perso. Affrontava quotidianamente la fatica, la paura, la sofferenza, la violenza, che superava grazie all'amore, la tenerezza, la resistenza. Ogni nuovo problema diventava, per lui, un'opportunità per crescere e realizzare con più convinzione il suo sogno, che poi diventerà realtà. Tornato in Italia, Scapagnini iniziò a raccontare la storia alle figlie la sera per farle addormentare. «Dopo tanti anni, accompagnare il testo di mio padre con i miei disegni è stato quasi il compimento di un percorso avviato da piccolina con le mie sorelline» dice Serena Scapagnini, oggi artista quotata che ha in programma in autunno nella sede dell'Organizzazione delle Nazioni Unite a New York una mostra in cui mette in relazione l'arte con gli studi contemporanei sulla memoria, l'attenzione e i processi percettivi. «Posso dire che un po' di Lala c'è anche in me. La sua caparbietà, il suo coraggio, la sua tenacia sono stati come trasmessi grazie al racconto di mio padre dal ragazzino indiano alla ragazzina che ero e che voleva cercare sé stessa. Se dovessi sintetizzare in due concetti quello che insegna questa storia, sono forza e fiducia» dice Serena Scapagnini.
«A distanza di tanti anni sono ancora convinto che l'India sia una grande Napoli e che Lala era uno scugnizzo indiano, il simbolo dei bambini di strada di tutto il mondo. Napoli e Calcutta venti anni fa sono diventate città gemellate perché ci ho creduto io per primo, i due popoli hanno in comune quel misto di allegria e malinconia, ironia e saggezza, che li rendono unici nel mondo», conclude l'autore.
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